01 febbraio 2012

Non vi deve essere mai e nessuna paura...

Non devo mai e per nessun motivo, osservando ciò e chi mi circonda e osservando me stesso, vergognarmi di gridare al mondo quanto sono schifosamente, fottutamente, vergognosamente ed eccezionalmente fortunato!!!

26 gennaio 2012

Il volto del male...

Purtroppo il male è nascosto nel cuore dell'uomo, dunque ben oltre occhio umano possa vedere... lasciamo queste facezie a chi inopportunamente è riuscito ad arrogarsi, a qualunque titolo, il diritto di appartenere ad una istituzione scientifica.

08 gennaio 2012

Un post in viva voce...


23 dicembre 2011

Che sia un'idea?

Mai come in questi ultimi giorni ho pensato al suicidio, mai come adesso sono stato cosi vicino al passare per le vie di fatto. Ho pensato ai metodi, mi sono informato, alla fine saprei anche come andarmene senza fare rumore, senza paura e senza dolore.

Ma tutto questo perché???

La risposta ormai l’ho ben chiara, è coerente con tutta la mia vita, una risposta assolutamente assonante con tutto ciò che io sono, e che ho vissuto. LA MIA E’ UNA VITA SENZA NULLA A CUI TENDERE, SENZA OBIETTIVI, CHE SI TRASCINA IN MANIERA ALIENANTE IN UNA ROUTINE GIORNALIERA CHE POTRA’ ESSERE ROTTA SOLO DA EVENTI NEFASTI COME MALATTIE O LA MORTE. E tutto questo viene vissuto senza una famiglia di origine, genitori divorziati, padre schizofrenico paranoide ed eternamente irreperibile, madre nevrotica depressa e lontana, nessun fratello o sorella, nessun parente con cui avere il minimo contatto. Nessun amico, per carattere ho sempre rifuggito le situazioni di gruppo di cui non ho mai amato le dinamiche, il chiasso, e l’autoaffermazione dei ruoli "forti" che in un gruppo per definizione non mancano. Ho sempre preferito ragionare autonomamente, per tutto il tempo necessario, nei tempi e nei modi che sceglievo io, e soprattutto, decidere io ed io soltanto, su ciò che mi riguardava, dai prossimi dieci anni al singolo respiro che mi approcciavo ad iniziare pur sapendo di non essere nemmeno padrone del tempo necessario per finirlo.

Tutto questo non poteva essere compatibile con l’appartenenza ad un gruppo, e siccome da ragazzi le amicizie ce le si trova nei gruppi, io di fatto non ho mai avuto amici.

Cosa poteva rimanere ad un adolescente antisociale e comunque un minimo intellettivamente dotato, se non diventare un “NERD”??? Per chi ignora cosa sia un nerd un occhiata al link tra paretesi sarà utile (http://it.wikipedia.org/wiki/Nerd ), ma tengo proprio a precisare che questo neologismo è forgiato alla perfezione su di me, sembra nato per descrivere me, insomma ispirato da me… ma così non essendo si deve prendere atto che di gente nella mia situazione al mondo ce ne deve essere davvero tanta.

Ecco, io ho passato l’infanzia disperato come figlio di una coppia sfasciata, con un padre schizofrenico ed una madre nevrotica. Poi un’adolescenza da nerd, quindi al di fuori dal “gruppo” e senza amici, in assoluta solitudine, investendo tutte le mie energie nello studio che se non altro mi teneva vivo, mi motivava, perché conduceva verso l’obiettivo del diploma di maturità a cui tanto tenevo.

Poi da giovane uomo le cose non sono certo cambiate, la scuola non era più l’istituto superiore ma l’università, nessun amico ma sempre un solo obiettivo a tenermi vivo: la laurea. Insomma nerd ero prima e nerd ho continuato ad essere.

Al quint’anno di università mi succedeva quello che non mi sarei mai aspettato, che avrei tanto voluto ma che quasi non speravo più possibile accadesse data la mia alienazione sociale che era sempre più completa: ho conosciuto una ragazza, le piacevo e mi piaceva, e per la prima volta nella mia vita mi sono innamorato. Questo evento era così nuovo e pertanto sconosciuto da incutermi molti timori e dubbi, timori e dubbi che pian piano sembravano diradarsi di fronte all’evidenza che il nostro rapporto sembrava funzionare bene. Incredibilmente dal quel momento a tenermi in vita non avevo più solo l’obiettivo di laurearmi ma anche quello tutt’altro che impraticabile di costruire una famiglia.

Mi sono laureato ed ho cominciato la scuola di specializzazione, e siamo andati a convivere. Non mi sembrava vero, avevo contemporaneamente due obiettivi contemporaneamente che mi davano vita, specializzarmi e fare famiglia! Stupendo!

Ma le cose poi si mostrano sempre per quello che sono e la nebbia poetica che l’innamoramento sa mettere in ogni situazione ha cominciato a diradarsi permettendo di osservare con occhi razionali e critici chi effettivamente fosse la mia fidanzata: una ragazzina immatura, egoista, molto violenta fisicamente e intellettivamente, con pregressi ricoveri in ambiente psichiatrico e pregressi tentativi di suicidio. Ma io le volevo bene e ho continuato a darle tutto ciò che potevo… abbiamo convissuto per tanti anni, Dio solo sa quante volte mi ha tradito, fino all’ultima, con il suo capo, quando mi ha lasciato ed è uscita per l’ultima volta dal nostro appartamento non facendoci mai più ritorno: era quel famoso 26.10.2006 di cui tanto ho parlato su questo blog. Finivano così otto anni di convivenza.

Uno di quegli obiettivi che mi tenevano in vita era andato in pezzi: la famiglia. Era la seconda dimostrazione pratica che la famiglia fosse una cagata pazzesca. La mia famiglia d’origine era qualcosa di indescrivibile, e quella che avevo provato a costruire piuttosto che un focolaio domestico si era dimostrata essere il fallimento di un ricettacolo di psicosi, egoismo e violenza. Ne ho sofferto come una bestia ma è servito a giungere alla consapevolezza che “scoprirsi” con altre persone, abbassare con esse le difese è una cosa DA NON FARSI MAI perché equivale a mettere in mani altrui, che sistematicamente si dimostrano essere infide, delle armi capaci di fare tanto ma tanto male.

Nel frattempo mi ero anche specializzato per cui veniva meno anche l’energia vitale che mi derivava dal voler raggiungere quell’obiettivo. Avevo però cominciato a lavorare, un lavoro per il quale sono necessari undici anni di università.

Non mi rimaneva che gettarmi completamente nel lavoro, sarebbe stato quello, con le sue sfide, i suoi stimoli e i suoi successi, a mantenermi vivo. Ma così non è stato. Il lavoro si è dimostrato un ricettacolo di invidie, prevaricazioni, vessazioni, umiliazioni e quant’altro possa efficacemente fare a pezzi l’entusiasmo di una persona. Se poi si trattava di una persona come me che solo nel lavoro riversava tutte le sue energie, le sue speranze, e i suoi entusiasmi, appare evidente che uno stato delle cose di questo tipo non poteva che avere altissime potenzialità nichilistiche nei miei confronti.

Dal 25.10.2006 la mia situazione è questa:

1. Ho un lavoro alienante, noioso, che si trascina stancamente verso una lontanissima pensione che molto probabilmente non raggiungerò ma che in caso contrario sarà sicuramente "da fame"; inoltre il raggiungimento della pensione non lo percepisco certo come obiettivo vitale in quanto sarebbe il sigillo che chiuderebbe definitivamente la mia utilità nella società: tragico;

2. Non concepisco una famiglia che anzi mi appare solo come la peggiore degenerazione del concetto di gruppo sociale che ho sempre rifuggito da bambino;

3. Non credo nella sincerità di una ipotetica compagna e non ho nessuna intenzione di porre la mia fiducia in un’altra persona, dopo aver verificato a mie spese a quanto dolore questo può esporre;

4. Non ho più alcun obiettivo sul quale investire le mie energie e il mio entusiasmo; tutto quello in cui ho creduto mi si è sgretolato sotto i piedi.

In una vita cosi allo sfascio ha avuto facile attecchimento l'abuso d’alcol e psicofarmaci, con conseguente aumento di peso e continui dolori al fegato, la perdita di interessi, l'involuzione psicofisica, l'anedonia, e pensieri sempre più ricorrenti di suicidio. Ho la psiche a pezzi e il corpo segnato dagli abusi, ingrassato dall’alcol.

Negli ultimi mesi i miei pensieri sono solo due e continuano ad alternarsi nella mia testa:

1. supponendo che ne possa ancora valere la pena, da che parte cominciare a rimettere insieme i pezzi di questo sfacelo di vita?

2. il suicidio, come praticarlo, quando, e con che metodo; quali i pro e quali i conto?

Oggi, molto vicino ad abbracciare l'idea del suicidio (si veda il post di ieri sera su questo blog) e a passare per le vie di fatto, mi è venuta un'idea, quasi un'illuminazione inaspettata.

Mi è evidente l’incapacità di rimettere insieme le macerie che ho in testa, non lo so fare da solo e mi guardo bene dal chiedere aiuto a psichiatri (come medico li conosco fin troppo bene da volerli assolutamente evitare) o a psicologi, per non parlare poi dei cosiddetti “analisti”… Però sono convinto che ci sia del vero in quel “MENS SANA IN CORPORE SANO” dalle “Satire” di Giovenale. Voglio provare a curare il mio corpo, voglio fare del suo risanamento un obbiettivo di vita che vicari alla attuale mancanza assoluta di altri obiettivi a cui tendere. E se Giovenale aveva ragione, contestualmente dovrei avvertire un certo ordine anche in testa.

Da oggi parte questa nuova avventura, finalmente mi sono trovato uno scopo di vita, vediamone i risultati!

22 dicembre 2011

Ho sempre più voglia di andarmene, in silenzio...

08 dicembre 2011

La guarigione vicina

La vera malattia è la vita ed in ogni momento che passa sento crescere in me la forza per lasciarla volontariamente. Il momento di tirare i remi in barca è vicino.
Mi perdonino i grandi che hanno ispirato la mia vita, Socrate per primo, se all'ultimo istante la meravigliosa coerenza concederà alla vigliacca umanità un'ultima lacrima sui miei occhi...

07 dicembre 2011

Siate marinai finché il mare non vi libererà...

22 novembre 2011

Una strada che porta al nulla sorvolata dai corvi

Bah, le ultime notti le ho passate agitate, insomma con sonno non riposante e brutti sogni... sono stressato, ma di uno stress che davvero devasta, sono preoccupato per alcune persone, vivo male il mio lavoro, mi sento inutile, sento sempre più vicina la fine senza tuttavia cercarla ma allo stesso tempo senza temerla...
Depressione? No, affatto, quella la conosco bene e non c'entra nulla con quello che ho adesso, adesso è la vita che ha preso una sua direzione strana, per me inedita e soprattutto molto poco promettente in termini di fatti e di tempo...

27 ottobre 2011

Tous le bateaux vont à l'hazard pour rien...

16 ottobre 2011

I cani sono in grado di sentire l'odore della paura...

... i gatti sono in grado di sentire l'odore della stupidità!

Stadio evolutivo!

Domani, dopo questa settimana di ferie, riprenderò a lavorare... ovviamente con una bella prima reperibilità. Però questa settimana me la sono proprio goduta, mi sono fatto uno stupendo bagno a mezzanotte in mezzo agli scogli, sono andato a visitare il castello di Fosdinovo con tanto di fantasma incorporato, sono andato a Colonnata a mangiare il panino col lardo (rigosomante alla "Larderia di Ada") e a firmare il registro dei visitatori della chiesa del Cavatore (l'avevo fatto più di dieci anni fa con quella sciagurata della mia ex). E adesso? Dovrei avere il coraggio di lamentarmi per riprendere a lavorare? Nemmeno per sogno, mi sto rendendo conto di essere in una fase di profondo cambiamento caratteriale, se si vuole potrebbe essere considerata una fase di evoluzione, che penso farà del bene a me e a chi mi vuole bene. Mentre gli idioti che si comporteranno come pietre d'inciampo sul mio sentiero, verranno mandate all'inferno con molta più energia del solito!

26 giugno 2011

Le scelte

Dicono la vita sia fatta di scelte, e credo abbiano ragione... Scegliere è sempre difficile perché ogni scelta implica necessariamente una rinuncia. Tuttavia di scelte ne ho fatte tante, molte le ho sbagliate, però credo di aver avuto intuito e soprattutto fortuna in quelle veramente importanti, che poi si contano sulle dita di una mano.

14 maggio 2011

Quando il diavolo ti accarezza è perché vuole l'anima...

10 maggio 2011

Le mie angosce

Sempre più spesso mi chiedo se senza le mie angosce vivrei meglio. Probabilmente no, sono troppo affezionato ad esse, e sarebbe ipocrita negare che in tante occasioni hanno rappresentato degli argini alla mia vita mantenendone la corposità e il flusso nonché la struttura ed impedendole di tracimare e spargersi in un sottile strato informe e fermo su delle ignote pianure.

Aforismi, massime, citazioni e frasi sul matrimonio...

Si dovrebbe essere sempre innamorati. Ecco perché non bisognerebbe mai sposarsi! Oscar Wilde

Il marito ideale rimane celibe. Oscar Wilde

Le seconde nozze sono soltanto una mediocre ristampa, una mediocre seconda edizione. Sören Kierkegaard

Spòsati: se trovi una buona moglie sarai felice; se ne trovi una cattiva, diventerai filosofo. Socrate

La bigamia è avere una moglie di troppo. La monogamia lo stesso. Oscar Wilde

Tutte le donne aspettano l'uomo della loro vita, però, nel frattempo, si sposano. Anonimo

Più di una bella impiccagione previene un pessimo matrimonio. William Shakespeare

Il rapporto platonico è possibile solo tra moglie e marito. Anonimo

La felicità di un uomo sposato dipende dalle persone che non ha sposato. Oscar Wilde

Nessuna donna farebbe un matrimonio d'interesse: prima di sposare un miliardario, se ne innamora! Cesare Pavese

C’è una sola cosa peggiore di un matrimonio senza amore: uno in cui c’è amore, ma da una parte sola. Oscar Wilde

Non vi è nulla al mondo paragonabile alla devozione di una moglie. I mariti non ne hanno idea. Oscar Wilde

Meglio essere cornuto che vedovo. Ci sono meno formalità. Alphonse Allais

Se Laura fosse stata la moglie di Petrarca, pensate che lui le avrebbe dedicato sonetti tutta la vita? George Byron

Non sappiamo cosa fanno uomini e donne in paradiso. Sappiamo soltanto che non si sposano. Jonathan Swift

Un uomo potrebbe essere un pazzo e non saperlo, ma non se fosse sposato. Henry Louis Mencken

Uccide la suocera scambiandola per la moglie. Ennio Flaiano

Se i coniugi non vivessero insieme, i buoni matrimoni sarebbero più frequenti. Friedrich Nietzsche

Il legame del matrimonio è così pesante che si deve essere in due per portarlo, spesso in tre. Alexandre Dumas padre

Una donna sposa un uomo sperando che cambi, e lui non cambierà. Un uomo sposa una donna sperando che non cambi, e lei cambierà. Anonimo

Se avete paura della solitudine, non sposatevi. Anton Cechov

Se hai il padre povero, sei sfortunato. Se hai il suocero povero, sei scemo. Anonimo

Mi stavo abituando a mettere mia moglie sotto un piedistallo. Woody Allen

Il matrimonio è quell'istituzione che permette a due persone di affrontare insieme difficoltà che non avrebbero mai avuto se non si fossero sposate. Anonimo

La parola più ragionevole che sia stata detta sul celibato e sul matrimonio è questa: qualunque cosa farai, te ne pentirai. Nicolas de Chamfort

La famiglia è la patria del core. Giuseppe Mazzini

Alcuni matrimoni finiscono bene, altri durano tutta la vita. Anonimo

Il matrimonio è la causa principale del divorzio. Boris Makaresko

Mi sono sposato davanti a un giudice. Avrei dovuto chiedere una giuria. Groucho Marx

Un matrimonio è raramente ragionevole, ma un divorzio lo è sempre: ci si conosce già. Sacha Guitry

Il matrimonio è un innesto: o attecchisce o no. Victor Hugo

Se ti portano via la moglie la miglior vendetta è lasciargliela. Sacha Guitry

Le ho chiesto di sposarmi, e lei ha detto no! E da allora viviamo felici e contenti. Spike Milligan

Le qualità di un uomo che maggiormente attirano una donna, di solito sono le stesse che lei non può più sopportare anni dopo. Anonimo

Le donne sopporterebbero più facilmente il fatto che i loro mariti tornino a casa tardi, se potessero essere sicure che non tornino prima. Sidonie-Gabrielle Colette

La più grande unità sociale del Paese è la famiglia. O due famiglie: quella regolare e quella irregolare. Federico Fellini

Non è vero che i mariti, quando vedono una bella donna, si dimenticano di essere sposati. Al contrario, se lo ricordano dolorosamente. Anonimo

Mia suocera tiene i miei figli il sabato, in compenso io tengo il suo tutti i giorni! Anonimo

Per un uomo vecchio una sposa giovane non è una moglie, ma una padrona. Euripide

Se non essere cornuti vi sembra un gran bene, l'unico modo è non sposarsi affatto. Molière

Il matrimonio è come una trappola per topi; quelli che son dentro vorrebbero uscirne, e gli altri ci girano intorno per entrarvi. Giovanni Verga

E' meglio essere infelicemente innamorati che essere infelicemente sposati. Alcuni fortunati riescono in tutte e due le faccende. Guy de Maupassant

Il primo respiro dell'adulterio è il più libero; dopo, si sviluppano delle costrizioni che scimmiottano il matrimonio. John Updike

Il ladro ti dice o la borsa o la vita; la moglie ti prende sia l'una che l'altra! Anonimo

Sposarsi o non sposarsi non è importante. In ogni caso ti pentirai. Socrate

I celibi dovrebbero essere tassati in modo più pesante, non è giusto che alcuni uomini siano più felici di altri. Oscar Wilde

Giudico il matrimonio uno scambio di cattivi umori di giorno e di cattivi odori di notte. Guy de Maupassant

Se non vuoi essere la moglie di tua moglie, non sposare una donna ricca. Marziale

Suocera e nuora nella stessa casa sono come due mule selvatiche nella stessa stalla. Giovanni Verga

Le donne vogliono un marito che sia un genio. Quando si sposano, vogliono che sia un babbeo. Achille Campanile

Al giorno d'oggi l'adulterio non si chiama più adulterio, ma sesso extraconiugale. Rosamunde Pilcher

La moglie è spesso il punto debole del marito. James Joyce

Quando la figlia si sposa, il padre perde la dote, ma riguadagna il bagno e il telefono. Robert Lembke

Tutti gli uomini in fondo amano il matrimonio. Solo quelli già sposati ne parlano male. Nagib Mahfuz

Il matrimonio è il prezzo che gli uomini pagano per il sesso; il sesso è il prezzo che le donne pagano per il matrimonio. Anonimo

09 maggio 2011

Anche questa volta è andata bene ma chissà perché non so rendermene conto

Anche sta volta è andata bene, è andata bene come qualunque approccio logico alla "faccenda" non può che confermare, chissà perché la mia vita è minata da un'ansia che sovrasta e travolge la logica? Forse, sotto sotto, godo masochisticamente di una malinconia simile a quella dei poeti decadentisti, pur non essendo un poeta. I poeti della loro malinconia fanno arte, io ne faccio solo un fuoco devastatore...
E pensare che fin'ora la sfortuna mi ha solo sfiorato ma mai colpito!

26 marzo 2011

Chi sa fare fa, chi non sa fare scrive, chi non sa scrivere insegna all'università...

13 marzo 2011

C'era una volta una gatta...

Avete presente le canzone "La gatta" di Gino Paoli (se non la conoscete la potete trovare qui: http://www.youtube.com/watch?v=v_O-erTRUzs )? Bene, parla di chi oggi ha tutto ma non se lo gode perché non sa di nulla, ed è assalito dalla tremenda nostalgia di quando aveva poche cose ma che si godeva appieno... Ecco, io invece io ho ancora la gatta, la soffitta, la stellina e nessuna sciagurata che mi ha trascinato in una casa bellissima come voleva lei! E SONO PIENAMENTE COSCIENTE DI QUANTO SONO FORTUNATO E DA QUALI RISCHI DI SBATTERE DAVVERO VIA LA MIA VITA SONO RIUSCITO A PRESERVARMI!!!
Meditate, gente, meditate!

08 febbraio 2011

Il punto della situazione

Qualcuno sostiene che da ragazzi si ha una visione del mondo paragonabile a quella che i daltonici hanno dei colori, e che "crescendo" (per non dire invecchiando) si riesce sempre più a percepire i "colori del mondo" per quello che sono... Purtroppo o per fortuna cresciuto son cresciuto, ormai gli anni sono trentasette e in questa notte insonne mi sento particolarmente invogliato a fare il punto della situazione. "Punto" che per altro, sarà forse per gli anni che sono passati, non è più solo interrogativo ancorché è ben lontano dall'essere esclamativo... anzi, ho la presunzione di dire che solo gli sciocchi arrivano a punti esclusivamente esclamativi. Però in questi anni ho raccolto o mi è stato tirato addosso un discreto numero di addendi, per cui un po' di somme credo con onestà di poterle tirare.
Da dove partire se non dalle origini... da una famiglia mai stata tale che tuttavia mi ha insegnato a non cascare in una simile tragedia (perché per un bambino due genitori che non fanno altro che litigare sono proprio una tragedia) solo perché si usa così, per demenziali stereotipi sociali che necessariamente debbono essere onorati senza poi sapere il motivo perché questo debba aver luogo. Ma se da un lato quella "cosa sociale" da cui sono venuto (perché chiamarla "famiglia" significherebbe dover riscrivere sui vocabolari il significato di questo termine) è stata fonde di sofferenza, dall'altro qualcosa indubbiamente mi ha insegnato. Mi ha insegnato a non finire a nessun titolo e con nessun ruolo all'interno di un'altra "cosa sociale" simile a quella. Mi ha insegnato a non diventare mai come mio padre pieno di falsi dubbi retorici di facciata ma profondamente convinto di possedere la via, la verità e la vita... e dimostrando quanto possa essere falso un genitore che si rivolge ad un figlio con il classico "ti voglio bene" per poi dimenticarsene da quando questi ha compiuto il decimo anno d'età in poi...
Ma per fortuna in Italia già allora esisteva la separazione e il divorzio, per cui il mostro sociale da cui provengo ha finito anche formalmente di esistere. Da li in poi un'adolescenza sicuramente patologica. Degli anni di chiusura in me stesso, segnati più che da una paura da un profondo fastidio per gli altri, per la compagnia in genere. Già da allora ricordo di aver cominciato a detestare le certezze e sopratutto chi si esprime per certezze e assoluti, cosa assolutamente tipica degli adolescenti di oggi e di allora. Per cui mi sono scavato la mia fossa sociale e ci sono saltato dentro... non credo possa piacere a nessuno essere dentro ad una fossa, tuttavia per quello che era il mio mondo di allora trovavo decisamente più piacevole (o meno foriero di sofferenze) l'interno della fossa che non l'esterno. Mi sono buttato nello studio, o meglio studiavo solo quello che mi interessava, matematica e fisica nei primi anni poi le materie tecniche tipiche di un I.T.I.S... e sono assolutamente consapevole che quello dello studio era comunque solo un rifugio, non uno scopo nobile della mia vita. Eppure qualcosa di nobile nei miei pensieri di allora doveva pur esserci, ricordo di aver spesso riflettuto su come quella schifo di vita avrebbe potuto forse assumere un minimo di significato nel donare se stessi alla sofferenza degli altri al fine di lenirla, e non sapendo da che parte cominciare con le sofferenze peggiori, quelle da disagio sociale e psicologico che mai avevo saputo affrontare nemmeno in me stesso, decisi di occuparmi della sofferenza fisica e mi iscrissi a medicina.
Gli anni dell'università sono stati piatti e vuoti. Permaneva un vuoto tanto assoluto quanto patologico della mia sfera sociale e come al solito il mio bene rifugio ancora una volta si dimostrò essere lo studio. Prima prima di laurearmi conobbi C. Ebbi l'impressione che per una volta nella vita forse qualcuno mi voleva bene davvero. E mi sbagliai, e quanto ci misi a capirlo, dieci anni, dieci anni ad incassare gli effetti nefasti dei suoi disturbi di personalità (che le erano stati diagnosticati da uno psichiatra dal quale fu mandata forzatamente quando a 16 anni aveva tentato di buttarsi dalla finestra), dei suoi istinti nichelistici, dei suoi deliri paranoici e di molto altro ancora... Eppure da dopo laureato C. venne a convivere con me dopo l'ennesima litigata feroce con sua madre, e la mantenni per tutto il suo corso di studi universitari con la mia borsa di studio da medico specializzando (un milione e mezzo al mese, pagato ogni due mesi). E la prima botta me la diede proprio in università quando venni a scoprire che aveva una relazione con un suo docente... Ma mi dicevo che bisognava capire, mi colpevolizzavo, sicuramente era perché io non ero adeguato, mi sentivo male nelle sere in cui sapevo che lei era fuori con quel bastardo... ma la perdonai, e la storia con il professore finì per lisi e non certo per una sua decisione o una sua scelta se non altro per rispetto nei confronti di chi la manteneva... Ed io, come dire, sempre colpevolizzandomi, la perdonai. Poi io mi specializzai feci un concorso è cominciai a lavorare in un ospedale pubblico, lei si laureò e cominciò a lavorare... ma ovviamente lavori non commensurati alle giuste aspettativi ma lavori del cavolo in quanto C. non si è dimostrata nemmeno in grado di trovarsi un lavoro dignitoso. E in uno dei suoi lavori indignitosi trovò modo di farsi una nuova relazione con il suo "capo" salvo poi venire a dirmi che lei mi voleva tanto bene ma che non era innamorata di me... e la nostra storia finì li, in una sera di tardo ottobre, e fu per sua volontà perché io l'avrei ancora "perdonata"... Tutto questo perché, senza dover arrivare a scomodare i teoremi di incompletezza di Godel, finché si è all'interno di una situazione non si ha la possibilità di una visione coerentemente logica della situazione stessa utilizzandone esclusivamente gli strumenti in essa contenuti.
Questo è stato il mio tentativo di rifarmi una famiglia... se avessi creduto da subito a ciò che ritenevo di aver capito della famiglia sul modello di quella da cui provenivo, forse mi sarei risparmiato un bel po' di sofferenza... ma la coscienza delle gravi patologie che caratterizzavano quella e la speranza di essere forse capace di fare un po' meglio, mi illusero per quasi dieci anni.
Dopo la fine con C. ecco degli anni di profonda misoginia, anche se l'istinto mi chiama verso una nuova relazione mi sono ripromesso che mai e poi mai avrei rimesso nelle mani di un'altra persone delle armi capaci di farmi così tanto male.
Gli anni che sono seguiti hanno dimostrato che sono capace di tener fede al mio proposito... solo in alcune situazioni iniziali in cui avevo la sensazione di essere divorato dalla solitudine, mi sono fatto delle amicizie femminili... tutte finite appena mi rendevo conto che da idiota stavo ricadendo in una situazione potenzialmente evolutiva verso qualcosa di simile a quei maledetti 10 anni con C. Comunque credo di non aver mai illuso nessuna, nonostante l'istinto misogino di vendetta verso tutto il genere femminile, credo di non aver mai fatto veramente soffrire una donna, chiarendo fin da principio i limiti di quello che potevo dare.
Ora le donne mi sono diventate praticamente indifferenti, quasi più nessun istinto misogino, ma una assoluta equivalenza tra la forza dell'istinto vitale che mi proietterebbe verso una nuova relazione e la ferma convinzione di non volerlo più fare... per cui per la mancanza di una compagna non soffro più.
In questi anni ho anche scoperto che il chiedere giustizia tramite le istituzioni è assolutamente inutile e fonte di ulteriori frustrazioni... rivolgersi ad un tribunale per ottenere giustizia significa unicamente pasturare uno stuolo famelico di avvocati feroci che comunque un processo vada ci guadagnano sempre... che bel lavoro che fanno! E alla fine (ovvero dopo molti anni) la giustizia è molto probabile che non la si ottenga... no, i tribunali sono una cosa che bisogna lasciare perdere!
E poi il mio rapporto con Dio... sempre più presente nella mia vita mentre io sono sempre più lontano da qualunque religione. L'ho imparato a riscoprire quando un paio di anni fa, dal profondo della disperazione per una cretinata che avevo fatto, ho cominciato dopo tanti anni a rivolgermi a lui... e lui ha risposto, in maniera dirompente, provocando una serie di cambiamenti in vari ambiti della mia vita che mi hanno dimostrato come anche da un episodio vergognoso e disdicevole possa scaturire una lunga serie di eventi molto ma molto positivi.

Sono comunque consapevole che ancora adesso il mio daltonismo non è guarito e che i principi su cui si fonda tutto quello che ho scritto nella vita con i fatti e su questa pagina con le parole potranno essere stravolti tante volte quanti saranno i respiri che mi mancano per concludere questa storta vita... però credo che un punto della situazione (magari non completamente interrogativo) ogni tanto valga la pena farlo affinché il passato divenga uno strumento di navigazione utile ad affrontare al meglio l'oceano procelloso del futuro. Questa si chiama esperienza.

21 settembre 2010

Tra la vita e la morte

Vaso etrusco del quarto secolo avanti Cristo che rappresenta l'uomo tra l’albero della vita e l’albero della morte. Si notino i fiori e le foglie dei due alberi che sono uguali, perché in fondo, forse, si tratta dello stesso albero...
Questa immagine, così antica e così attuale, rappresenta in maniera davvero incredibile la condizione umana. Da un lato quello che sembra più importante, più caro, più desiderabile per la sola ragione di credere di conoscerla, la VITA. Dall'altro l'eterna nemica, il timore reso entità, l'oscuro, la paura, il vuoto: la MORTE. E l'uomo è tra le due. E addirittura può scegliere quale abbracciare, su quale albero arrampicarsi, finché un albero gli sarà imposto. A tutti l'albero della morte sarà imposto.
Camminate, viaggiate per città e paesi, osservate la gente... belle persone, giovani, piene di vita... loro hanno scelto l'albero della luce, della vita... eppure non sono altro che carne per i vermi o per la moffola di un forno crematorio. Nelle stesse strade osservate certi sguardi bassi, certe camminate trascinate, visi in cui la speranza da tempo non alberga e occhi che non contengono più la scintilla vitale. Anch'essi hanno scelto... hanno scelto l'altro albero e di fatto sono ormai morti e trascinano il loro corpo idiota solo per una beffarda e indecifrabile condanna biologica che li costringe a vivere da zombie. Io sono tra questi ultimi... osservo gli animati dalla vita che mi irridono e sorrido al pensiero di quanto essi conosceranno l'estrema nemica che vive accanto a me ormai da decenni.

20 settembre 2010

"Non dovrei scrivere, perché significherebbe scrivere cose tristi".
Ciro Eugenio Milani

Maledette vacanze

E rieccomi in questa situazione del cavolo. Le vacanze. Ovviamente "prese" in un periodo in cui non interferiscono con quelle degli altri... senza per altro che questo mi infastidisca. Infatti per me le vacanze, negli ultimi anni, sono diventate qualcosa di angosciante. Necessarie, assolutamente necessarie, perché lo stress del lavoro raggiunge certi livelli per cui se non dovessi staccare credo davvero che avrei delle crisi ipotoniche. Però poi il vuoto... Ma non un vuoto positivo, e cavolo se è positivo un vuoto da riempire con un relax totale, completo, vergognosamente parassitario del resto della società che lavora. No, un vuoto patologico, che non so riempire se non con ansie, deliri, fobie e sofferenza. Perché la verità è che la mia vita fa schifo, e in come tutte le vite di merda vi è solo il lavoro. E sapete perché c'è solo il lavoro? Perché quello è obbligato se si vuole mangiare, perché se così non fosse non vi sarebbe nemmeno quello. E in ferie quell'unico elemento "sociale" viene a mancare, e tutta la fogna di cui sono fatto non solo viene a galla ma finisce per arrivarmi alla gola e annegarmi. Ed ecco che mi sveglio da solo prima dell'orario in cui mi sveglierei per andare a lavorare, nella testa mi passano solo gli episodi in cui ho fatto schifo a me stesso e agli altri, pensieri popolati di paure più deliranti che reali ma non per questo meno angoscianti, il vuoto, la solitudine, l'illusione di trovare le cause si quest'ultima negli altro salvo essere già in partenza cosciente di esserne l'unico colpevole. E allora confabulare, sognare una vita diversa in un mondo diverso, sognare di aver avuto una famiglia d'origine e di aver saputo costruire una mia nicchia sociale in cui avere la dignità di persona. Però nulla di questo mi è mai riuscito. Penso di essere uno dei peggiori fallimenti che un essere umano possa andare a costituire. Se la selezione naturale non fosse ormai pesantemente falsata da influenze umane esterne io probabilmente non sarei mai esistito... anche se si sta prendendo una grossa rivincita con me visto che nulla dei miei geni perversi sopravviverà alla scadenza dell'affitto di questo mio corpo idiota. Quante volte, oddio, quante volte penso di uccidermi. E il non averlo fatto e il non farlo diviene esso stesso un ennesimo elemento schifoso che mi contraddistingue, perché non si tratta altro che di vigliaccheria. Evidentemente in me c'è posto pure per quella. Eppure gli inizi non erano così... da bambino ero un leoncino che ruggiva, poi gradualmente ma inesorabilmente è cominciato il disfacimento. E come sarebbe facile trovarne i motivi negli altri, in una famiglia che non ho mai avuto, in tanti alibi che sarebbero perfino compresi ed accettati dalla società. Già, sarebbe tanto facile almeno quanto l'ipocrisia che ci vuole per crederci.
La verità è una e una soltanto: sono fatto male, i miei geni portano informazioni devianti e pericolose tra cui quelle di malfunzionamenti psichici e sociali. Sono malato e, quel che è peggio è che da medico conosco bene tutti i limiti e spesso le degenerazioni idiote che caratterizzano gli atteggiamenti "terapeutici" indicati in questi casi. Psicoterapia? Vi saranno almeno 200 scuole che asseriscono cose assolutamente in contraddizione l'una con l'altra... nella migliore e meno probabile delle ipotesi una sola ha ragione e tutte le altre hanno torto. Nella peggiore, e di gran lunga più probabile, tutte hanno torto. E allora cosa rimane? Paroxetina e al bisogno Alprazolam? Certo, funzionano, ma sono veramente stufo anche di queste pseudosoluzioni. Sarebbe di gran lunga meglio del piombo, in formato 9x21, somministrato direttamente nell'organo che non funziona, che in maniera mai così appropriata potremmo definire "organo bersaglio" della terapia, ovvero questo povero cervello con cui da anni sono costretto a giocare a palla.

04 agosto 2010

Rinascita

La rinascita
a differenza dell'essere venuti in questo mondo
senza ne chiederlo ne volerlo
l'essere nuovamente vivi
a trentasette anni
dopo aver ben conosciuto i tormenti
e le sofferenze di quella sciagurata
prima nascita
fa comprendere la profonda
differenza che vi è
tra un uomo vivo ed uno morto.

01 agosto 2010

La vergogna è vinta

La Vergogna è vinta
lo è dentro e fuori di me
il suo cancro
è ridotto a cenere.

16 luglio 2010

Ciò che non mi uccide mi rafforza...

L'immagine è emblematica... io non arrivo a tanto... anzi non penso proprio potrei esserne in grado. Però lo spunto è valido.
Sto trascorrendo anche quest'anno dei giorni di ferie imposti e non scelti. Devo dire però che sono quanto mai provvidenziali dato il livello subumano che avevo raggiunto negli ultimo giorni di lavoro. Va beh... non si dovrebbe dire... ma tiravo avanti, giorno per giorno, sostenuto da un grammo (!!!) di Tramadolo al giorno (due volte e mezza la dose massima giornaliera). Dovrei vergognarmi??? Noooooooooooo!!! Se sono arrivato a tanto è perché mi ci sono trovato costretto. Con questo non voglio tirarmi indietro rispetto alle mie responsabilità... anzi, quelle sono fin troppo chiare, a pensarci mi faccio abbondantemente schifo, sono gravi e pesanti... le ammetto e non le rinnego. Tuttavia anche un bue, sotto un giogo pesante, trova la forza di muovere il collo se non, addirittura, di tirare l'aratro. Il mio aratro, all'apparenza, è un lavoro per il quale tanta gente, in tante parti del mondo, farebbe carte false per potervici approcciare. Eppure è solo tirando l'aratro che se ne apprezza veramente il peso. E negli ultimi tempi la scelta era o tirare o trovare un modo per rendere dolce la fatica e quindi tirare comunque. Ed ecco il significato del Tramadolo...
Però in questi giorni di ferie coatte sta succedendo qualcosa. Certo ho ripreso ad assumere 40mg al giorno di Paroxetina, però credo che lo pseudobenessere che provo vada ben oltre alle possibilità di quest'ultima. Sarà l'aver riletto con occhio un po' più critico le norme sulla privacy in rete oppure, appunto, un ipertono serotoninergico, tuttavia sto decisamente meglio. Certo, parrebbe ovvio a trentasei anni... ma pochi che hanno provato qualcosa di simile possono immaginare cosa sono stati i miei ultimi diciotto mesi. Ma le cose stanno cambiando. Vi sono evidenti ragioni per affermare che una cretinata che ho fatto appunto diciotto mesi fa non comporterà conseguenza alcuna per alcuno. E mi sembra di rinascere e rivivere. Piacer figlio di affanno... è pazzesco ma è davvero così... ciò che mi ha fatto male ora mi solleva, ciò che mi ha sprofondato nell'infamia ora mi allieta. Ciò che non mi ha ucciso mi ha rafforzato...

25 aprile 2010

Γνῶθι σεαυτόν

Γνῶθι σεαυτόν, ovvero "conosci te stesso", era scritto sul tempio dell'Oracolo di Delfi.
E' un obiettivo fondamentale per non vagare senza meta sulla terra.
Nel post precedente credo di aver fissato un punto cardine ovvero la conoscenza dell'instabilità della volizione e del desiderio umano. D'ora in poi nella mia vita avrà una parte importante questa analisi. Ne pubblicherò gli sviluppi.

La stabilità nella vita umana non esiste...

La stabilità... il poter ritenere definitivamente appagante una condizione della nostra vita. No, non esiste. Mi è evidente, nella mia misera situazione, ma non per questo lo affermo. Questa evidenza della mia vita è corroborata da una infinità di osservazioni.
Succede nel lavoro, negli affetti, nella famiglia, nelle passioni... e con questi quattro punti credo di aver coperto il 95% dei bisogni umani. Perché sarebbe proprio nei bisogni che un'anima vorrebbe trovare un po' di equilibrio, se non altro per poter aver un nido in cui posarsi e riposare. Ma questo all'uomo non è dato. Non è dato a nessuno. L'evidenza più netta ed insindacabile è l'ineluttabilità dell'invecchiamento del corpo o la sua malattia... fino alla morte. Ma l'instabilità che permea la nostra condizione è molto più strisciante. Quando ero fidanzato, dopo un po', chissà cosa avrei dato per essere single. Ora che sono sigle chissà cosa darei per avere una compagna... Ma prima ancora di questo mi è quantomai vivo il ricordo della sofferenza che patii nel passare dalla mia solitudine post adolescenziale al mio primo rapporto di coppia, nonché la sofferenza indicibile di quando tornai single.
Si anela sempre al contrario di quello che si ha. Si rischia di saltare da un piatto all'altro di una bilancia che sotto il nostro peso sbatte da un fondo corsa all'altro senza tuttavia che tale operazione acrobatica sia priva di dolore. Anzi, ne è sempre più impregnata, ogni balzo fa più male del precedente.
Oggi sono uscito per fare la spesa e, prima di questa, avendo fame, sono entrato in un Mac Donald's. Ebbene, è stata una esperienza davvero istruttiva. Ore 15 circa di una domenica milanese senza partite (per fortuna!)... bene, un Mac Donald's moderatamente popolato di tante di quelle famiglie che spesso ho guardato con invidia. Già, con l'invidia e il rimpianto di non averne avuta una di origine, e con il rimorso di non essere stato capace di crearmene una. Beh... quello che vedevo erano facce di genitori tristi e rassegnati che seguivano con annoiato interesse squadre di ragazzini anche loro non molto soddisfatti. E addentando il Big Mac li osservavo e pensavo... ma è proprio questa la famiglia che tanto mi manca? Ma è proprio questo quello che vorrei per rendere la mia vita completa? No, di fronte a quello no... O meglio, se mai avessi avuto una donna ed una famiglia so per certo che presto lei si sarebbe stancata di me e io di lei. Perché dopo dieci anni di convivenza con C. non penso sia proprio possibile che rimanga nuovamente così a lungo cieco dell'ignominia di una persona e dei suoi sporchi giochi fino a quando lei non brandisca il coltello e mi trafigga il cuore. Ormai sarei tanto più sospettoso quanto meno paziente... e quindi mi permetterei anch'io di stancarmi di lei, cosa che con C. non avrei nemmeno immaginato di poter fare. E quello stuolo di bambini... mine vaganti su un terreno a sua volta minato, nella crescita pericolosi per se stessi e gli alti almeno quanto gli altri saranno pericolosi per loro stessi. Come pretendere di educarli senza almeno in parte contenere la loro libertà? E perché dover contenere la libertà di persone che non hanno chiesto di venire al mondo?
E gli sguardi dei genitori... con Nietzsche potrei dire di non aver visto in loro l'espressione dei "risorti" per quella vita familiare, bensì quella dei crocefissi in una tragicamente routinaria domenica di primavera... Sguardo sofferente verso il coniuge (sempre che vi fosse) e annoiato verso i figli. Mi ci vedevo... cavoli, come sarei risaltato sul piatto della bilancia dei single... ed ecco la stabilità che va a farsi benedire.
Prima di andare al Mac Donald's, uscendo di casa, ho intravvisto da lontano quello che è stato un mio vicino. Uno di quelli con cui giocavo da bambino. Bene, lui qualche anno fa si è sposato, l'avevo appreso per sentito dire. Dio solo sa quanto allora l'avevo invidiato. Passandogli accanto con la macchina l'ho visto mentre scaricava un passeggino dalla macchina. Accanto a lui sua moglie. La moglie, un mostro, faccia da scroto con dieci centimetri di ricrescita bianca sotto ad una tintura malfatta, ad essere buoni dimostrava trent'anni di più di quelli che aveva. Un bambino piccolo da accudire... E questa è la realtà di quello che poco tempo fa ho invidiato.
Esempi analoghi li poteri fare con il lavoro... quante volte ho sognato di fare altro mentre ho la fortuna di avere una professione che rimane un sogno per la stragrande maggioranza delle persone??? Eppure la pulsione verso un altro lavoro è forte ed ha una sola origine: l'instabilità di fondo propria dell'essere umano.

Le pulsioni ai cambiamenti non sono sempre spinte da reali necessità... spesso dipendono proprio dalla natura instabile della nostra anima che non sa accontentarsi di quello che ha. Essere coscienti di questa nostra intrinseca instabilità mette al riparto dal compiere molte scemenze.

17 aprile 2010

L'inconsistenza dell'autodeterminazione

Vi sono situazioni che escono dal range di possibile controllo dell'uomo come la morte. Tuttavia in piena vita vi sono momenti, almeno per quanto mi riguarda, in cui è assolutamente netta ed evidente la realtà di non avere controllo sul mio corpo, sulla mia mente e sul mio agire. Credo sia in condizioni come queste che un suicida metta in pratica il gesto che lo rende tale, o si compiano atti che in seguito vengono attribuiti a frutti di raptus folli.
Quello che è certo è che si tratta di sensazioni davvero brutte, come vedere la propria vita alla deriva nella tempesta senza poter far nulla per governarla.

26 febbraio 2010

Che cos'è il male?

Il male appare anzi tutto come una forza cieca e devastante, che incombe sugli uomini e si abbatte su di loro in modo inesorabile. Ad esempio, nell'Ecclesiaste si legge che vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e per l'empio. E questo è il male. Come se il male appartenesse alla condizione umana in quanto tale, indipendentemente dagli sforzi che l'uomo fa per allontanarlo o rimuoverlo. Perciò Marx ha potuto parlare del male come di qualcosa che è nella realtà stessa, prima ancora che nel cuore dell'uomo. Ma già l'antica sapienza greca aveva affermato che il male è nell'essere, tanto che il semplice fatto di nascere deve essere espiato con la morte. Nonostante questo, il male non è veramente tale se non in rapporto con l'uomo, e non solo con l'uomo che lo subisce, ma principalmente con l'uomo che lo fa. Tant'è vero che il male ci fa davvero male là dove vediamo un'intenzione umana di ferire o anche solo una disattenzione, una mancanza di cura, di condivisione, di pietà. Non solo, ma la psicologia ci fa scoprire che il male da noi patito è spesso da noi voluto sia pure in modo oscuro e contraddittorio. Non insegnava già la tragedia greca che noi portiamo la colpa, cioè siamo responsabili del nostro stesso destino? Se portiamo la responsabilità anche di ciò di cui non siamo direttamente autori, faremmo bene a chiederci qual è la nostra posizione nei confronti del male che vediamo dilagare intorno a noi. Certo, non possiamo dirci responsabili dell'orrore che quotidianamente ci investe come documentano i media. Eppure non possiamo lavarcene le mani. E' stato scritto: "Noi non siamo responsabili di tutto il male del modo, ma siamo responsabili di fronte a tutto il male del mondo". Qui si pone il problema del senso del male. Il male non è una fatalità naturale, ma una realtà terribile, che vede coinvolta la personalità al suo livello più profondo. Certo il tempo sembra poter cancellare anche le ferite più dolorose. Il velo dell'oblio si stende sia sulla vittima che sul suo carnefice. Ma questo non toglie che noi siamo chiamati a prendere posizione sul male, come se il nostro giudizio dovesse valere per sempre.
Assolutamente impossibile, se si possiede la capacità di osservare la realtà che ci circonda almeno per quanto essa appare ai nostri sensi, non riconoscere l'esistenza della forza del male esattamente come descritta nel testo che ho riportato. Il male è insito e travolgente nella nostra natura, ma il sapersi ribellare ad esso eleva l'uomo da un ammasso di carne ad un essere degno della vita. Infatti credo di non esagerare nell'affermare che un uomo che si lascia travolgere dal male sta ad uno che al male resiste esattamente come un uomo morto sta ad un uomo vivo.

25 febbraio 2010

Ma chissà perché...

Nonostante tutto, nonostante stia decisamente meglio, chissà perché mi capita di vivere momenti come questo in cui vorrei davvero farla finita...
Purtroppo e per fortuna non è troppo facile.
C'è molta sofferenza nel mondo, sofferenza senza un'apparente origine. E' fine a se stessa, e il male fine a se stesso è insito nella natura umana che ne viene dominata essendo di gran lunga più debole.

23 febbraio 2010

Il sogno

Da tempo le mie notte sono a malapena benedette da Ipnos e quasi mai da Morfeo. Tuttavia quest'ultima notte non solo ho dormito ma ho anche sognato e perfino mi ricordo cosa ho sognato. Non ho una visione mnesica completa del sogno, ma alcuni brandelli li ho assolutamente scolpiti nella mente e credo vi rimarranno per un bel po' di tempo... strano per un sogno, spesso un insieme di immagini inutili che si scordano al mattino.
Non so dire se si trattasse di un sogno bello, ma di sicuro, per lo meno per il vissuto emotivo che l'ha accompagnato, brutto non era. Quello che mi rimane ora in memoria è equiparabile a tre frammenti di una grande tela dipinta con colori vividi.
Il primo frammento riguarda me, nel porto di New York. Ero certo di essere proprio nel porto di New York pur essendo il paesaggio assolutamente incompatibile con tale sito. Infatti pareva più il panorama dolce collinare che si osserva in certe alture sopra il Lago di Como in cui il verde della vegetazione, radamente solcato da stretti sentieri, si continuava nell'acqua. Ma a differenza di un paesaggio lacustre, per definizione un po' opprimente, l'orizzonte era estremamente aperto, con qualche nodo di vento che spostava dolcemente un'aria salmastra resa tiepida da un sole tardo primaverile. In acqua, una chiara acqua marina azzurro chiaro, vi era una nave o al massimo un paio, in lento movimento. Io assolutamente convinto che quello era il porto di New York, ero in compagnia della mia ex convivente e con lei camminavo su un sentiero. Della sua immagine nel sogno ho un ricordo solo sfumato... era indubbiamente lei, quasi impercettibilmente più bella, un po' più giovane e rilassata, e mi faceva da guida lungo il sentiero. Lei mi parlava in italiano ma era evidente che padroneggiasse fluentemente la lingua del posto, e per questo un po' la invidiavo. Mentre camminavo e guardavo il panorama lei mi ha indicato una costruzione che non pareva in riva al mare ma leggermente in altura, attorniata da una rigogliosa vegetazione. La costruzione era totalmente di lamiera metallica molto spessa assemblata tramite flange imbullonate, dipinta di un rosso quasi rugginoso per la tonalità che sconfinava verso l'arancione carico. A primo achito, anche in relazione al resto del panorama, sembra una stazione di un grande impianto di funivia. Lei mi diceva che quello era il terminal delle navi passeggeri del porto di New York, e mi rassicurava dicendomi che era assolutamente sicura che fosse quello in quanto da li c'era passata. Io, non so per quale ragione, ero desideroso di recarmi in quel posto verso il quale lei mi stava accompagnando. Mentre mi accompagnava lungo il sentiero, probabilmente tenendomi per mano, abbiamo incrociato un uomo che veniva in direzione opposta telecomandando una macchinina di quelle con il motore a miscela di nitrometano. In quella macchinina riconobbi come familiare il carter in alluminio blu del motore e riguardo a questo particolare ebbi a commentare con la mia accompagnatrice.
Il secondo frammento, meno vivido del primo ma sicuramente successivo ad esso, riguardava sempre me e lei, questa volta al coperto in un locale che poteva assomigliare ad una stazione ferroviaria di media dimensione. Io stavo accanto a lei che anche in questa situazione mi conduceva; vi erano delle altre persone con le quali lei ebbe a scambiare delle battute amichevolmente in un inglese estremamente fluido che io non ero in grado di comprendere.
Il terzo e ultimo frammento, anche cronologicamente, è in assoluto il più sfuggente nella mia memoria. Grossomodo riguardava la presenza di me e lei su una grande nave che viaggiava in maniera tranquilla a poca distanza dalla costa su un mare limpidissimo ai cui bordi era riconoscibile un paesaggio che avrebbe potuto benissimo comprendere il luogo in cui era ambientato il primo frammento di sogno. Ricordo che vi era una vedetta che dalla nave controllava permanentemente se vi fossero delle persone cadute in mare. Per un istante poi mi sono trovato io nel ruolo di quella vedetta e ricordo che con il binocolo invece che osservare l'acqua i cerca di possibili naufraghi osservavo ammaliato il paesaggio sapendo che tanto nessuno si sarebbe mai accorto di quella mia negligenza.
Questo è quanto... si potrebbe star delle ore a cercare di interpretare il sogno. Io per il momento, quando ancora il ricordo è stranamente ed eccezionalmente vivido, mi sono limitato a descriverlo affinché possa essere consegnato indelebilmente alla memoria dei posteri.


Mi piacerebbe...

Mi piacerebbe avere intorno tanta gente e poter sapere quanti di loro si svegliano alla mattina ogni giorno con un senso di nausea per la propria vita;
Mi piacerebbe sapere quanti di coloro che vivono eternamente con il sorriso e interpretano sempre ruoli "brillanti", siano in realtà dei mentitori dotati solo di una buona attitudine alla recitazione;
Mi piacerebbe sapere se dietro a quella che appare come un'onda in piena di serenità che pervade molte famiglie vi sia effettivamente serenità o piuttosto bieco conformismo che proprio per la sua beceraggine esige anche un dazio di facciata;
Mi piacerebbe sapere se esiste della gente che assapori tutti i giorni la libertà, che non si senta soggiogata da nulla ne in famiglia, ne al lavoro, ne nella salute, ne nella sua espressione nei rapporti con gli altri;
Mi piacerebbe sapere se esiste della gente che oltre i trent'anni si alzi dal letto senza il mal di schiena;
Mi piacerebbe sapere se esiste della gente capace di entusiasmarsi per ogni cosa che ha attorno, un fiore, un frutto, dell'acqua, un animale...

Forse persone così ce ne sono... sono i bambini. Anche io ero così prima di bere dall'amaro calice della vita per poi scoprirlo avvelenato.

22 febbraio 2010

Una strada per chi non trova pace...

"Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te".
Agostino d'Ippona, Confessioni, I,1

06 febbraio 2010

Il furto delle pere

Agostino d'Ippona, nelle "Confessioni" (II, 9), scriveva:

1 Il furto certamente lo punisce la legge tua, o Signore, e anche quella legge che è scritta nel cuore degli uomini e che neppure la stessa loro diffusa iniquità riesce a cancellare: in realtà, qual ladro lascia derubarsi di buon animo da un altro ladro? Neppure chi abbia larghezza di mezzi lascia derubarsi da chi sia spinto da ristrettezza.

2 Anche io volli, volli commettere un furto e lo commisi non certo spintovi da bisogno alcuno, ma piuttosto da difetto e fastidio del sentimento di giustizia e da grassume d’iniquità.

3 In realtà, mi spinsi a sottrarre cosa che avevo in abbondanza e di migliore qualità, né certo volevo trarne alcun tornaconto, ma piuttosto volevo ottenerla attraverso un furto, per la soddisfazione di commettere un furto e di peccare.

4 Vi era un albero di pere nei pressi della nostra vigna, carico di frutti, che non certo si facevano desiderare per bell’aspetto, né per squisitezza di sapore.

5 Trascorremmo, giovanetti birbanti com’eravamo, a scuotere e a spogliare quell’albero, a notte avanzata, dopo d’esserci sin allora attardati in piazza, secondo la nostra rovinosa abitudine, nei giochi, e ne portammo via un carico ingente, non per usarne nelle nostre mense, ma piuttosto per gettarne ai porci. E se mai piccola parte ne mangiammo, questo facemmo, pur di riuscire a prendere soddisfazione di quello che appunto ci piaceva perché non ci era lecito.

6 Ecco qual era il mio cuore, mio Dio, ecco il cuore mio di cui ti sentisti pietà, quand’era precipitato nel fondo dell’abisso. Ecco, ti dica, dunque, il mio cuore a che cosa mai mirava se non a esser malvagio senza alcun tornaconto, tanto da non trovare altra causa alla malvagità, se non nella malvagità stessa. Vergognosa essa era, eppur l’amai, amai la mia morte, amai la mia rovina stessa, non ciò per cui io rischiavo di rovinarmi, ma la mia stessa rovina amai, anima sozza e che si staccava dal tuo fermo appoggio, per trascendere nella rovina, non per commettere atto alcuno disonesto, ma solo perché desiderosa della disonestà.


Questo episodio evidenza a chiunque, credente o non credente, che il male nel mondo esiste. E' una forza che trascende l'uomo e lo può fare schiavo, ed esiste in funzione di se stessa. Penso che tutti, MA PROPRIO TUTTI, abbiamo i nostri alberi di pere... magari non tutti hanno però riflettuto su si essi.

31 gennaio 2010

Accarezzando la tigre

Leonardo da Vinci, in quello che oggi è conosciuto come "Codice Atlantico", non ebbe alcuna difficoltà nello scrivere che "il più piccolo dei felini è un capolavoro". E detto da lui... difficile non crederlo!
Uno storico documentario del National Geografic che viene considerato una pietra miliare dell'etologia documentata si intitola "Accarezzando la tigre". La tesi dimostrata in quel lavoro è che appunto, seppur a portata di dita e di carezze, nel gatto vi è a tutti gli effetti una personalità che tra i felini risulta straordinariamente simile a quella della tigre, fatta eccezione per l'atavica repulsione all'acqua che, come è noto, nella tigre manca.
Ma in un gatto in fondo si trova uno spiritello inquieto, un essere discreto con cui l'umano non più che rapportarsi con un rapporto d'amore. Infatti se da un lato animali eccezionali come i cani si relazionano con l'uomo attraverso l'amicizia, il gatto lo fa attraverso l'amore... un amore discreto ed intellegibile solo a chi è disposto ad accettarlo. Se da un lato il cane tende ad umanizzarsi, il gatto tende a "felinizzare" qualunque persona che gli si rapporti con affetto e fiducia.
Demond Morris, che è il maggior esperto vivente di etologia felina, ha scritto: "non fidarti mai di colui che non abbia dei peli di gatto sulla camicia". Beh, io ne ho tanti!

01 gennaio 2010

Senza parole...



21 novembre 2009

Errori nella vita: cause disgiunte dalla gravità e dalla reversibilità delle conseguenze

In un post precedente avevo postato una foto di un murale che recitava "Alcuni errori... si possono cancellare!!!". Ed è vero. Ma altri non si possono cancellare...
Solo alcune azioni nella vita godono del privilegio di essere sottomissibili alle ovvie conseguenze di un tasto di delete.
La maggior parte delle scemenze nella vita vengono compiute per stupidità, disattenzione, mancanza di esperienza. Una volta compiuto il danno in genere si impara, per cui l'esperienza dello sbaglio è positiva in quanto implica una crescita. Questo vale però solo se il danno è di quelli reversibili, altrimenti si dovrà fare i conti con le conseguenze di ciò che si è sbagliato. E le conseguenze possono variare da un lieve rimorso alla distruzione della propria vita.
Queste riflessioni mi sono sorte nel giorno in cui i Pubblici Ministeri hanno richiesto la condanna all'ergastolo per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Una vita buttata via a vent'anni per il male compiuto in pochi minuti, probabilmente senza nemmeno la coscienza di quello che stava facendo visto l'abitudine all'abuso di psicotropi e psicolettici. Già, pochi minuti che pretendono in cambio l'intera vita. Ecco, questa dissonanza di durata tra causa e conseguenze mi fa riflettere molto. Come del resto nessuno mi toglie dalla testa che dietro quell'efferato omicidio non vi sia ne premeditazione ne una vera ragione se non una enorme quantità di superficialità nel vivere e stupidità. La stessa stupidità che può indurre uno sciocco scavalcare una staccionata e rubare una mela senza neppure avere fame. E probabilmente anche il tempo impiegato per uccidere la povera Meredith Kercher è più o meno lo stesso necessario per scavalcare una staccionata e rubare una mela. Ma mentre sul furto di una mela il tasto di delete è ragionevolmente utilizzabile, non lo è nel caso di Amanda. Eppure il vero male che vi è all'origine penso sia sostanzialmente lo stesso, ovvero, come ho detto, una quantità di stupidità da far impallidire il monte Everest. Perché c'è una bella differenza tra un'omicidio premeditato per precise ragioni e magari perpetrato assoldando un assassino, e l'omicidio quasi "per caso" della propria compagna di stanza; di sicuro quella mattina Amanda avrà pensato a tutto tranne che prima di notte Meredith sarebbe morta per mano sua. Ma il più delle volte le azioni si misurano e si pagano sugli effetti causati e non su ciò che le ha provocate. Quello che rende più o meno grave le conseguenze che derivano da una causa è un terzo elemento che si interpone tra i due predetti, ovvero l'azione. Spesso siamo portati a pensare in termini di causa-effetto, ma in realtà il meccanismo realmente in essere è quello di causa-azione-effetto. Il primum movens dell'agire umano NON è l'azione ma la sua ideazione, però è la diversità dell'azione che rende così diverse le conseguenze di un furto di una mela da quelle di un omicidio entrambi ideati per stupidità.

La farfalla e la fiamma della candela

Non si contentando il vano e vagabondo parpaglione di potere comodamente volare per l'aria, vinto dalla dilettevole fiamma della candela, diliberò volare in quella; e 'l suo giocondo movimento fu cagione di subita tristizia; imperò che 'n detto lume si consumorono le sottile ali, e 'l parpaglione misero, caduto tutto brusato a piè del candellieri, dopo molto pianto e pentimento, si rasciugò le lagrime dai bagnati occhi, e levato il viso in alto, disse: «O falsa luce, quanti come me debbi tu avere, ne' passati tempi, avere miserabilmente ingannati. O si pure volevo vedere la luce, non dovev'io conoscere il sole dal falso lume dello spurco sevo?»
Leonardo da Vinci

14 novembre 2009

De profundis clamavi ad te, Domine: Domine, exaudi vocem meam.

Dal più profondo chiedo aiuto e null'altra voce sarà al mio cuore gradita se non la tua, o mio Signore. Perché solo in essa è la consolazione e solo in essa è la verità. Il mio cuore è ormai segnato e lo rimarrà per tutta la vita che vorrai concedermi. Fa che quel segno da marchio di vergogna diventi simbolo di rinascita e riconciliazione con te e con i miei fratelli e che il perdono sia per me grazia e non cagione di ulteriore sofferenza. Perché nulla come un immeritato perdono può provocare dolore.
Che la mia voce salga dagli abissi fino a te perché anche nella sola invocazione è la consolazione.

01 novembre 2009

La legge del Karma

Le lacrime che avrai fatto scorrere dagli occhi di qualcuno,
marcheranno il tuo viso ancor più profondamente.
Il peso che avrai posto sul cuore di un amico, verrà posto sul tuo,
sempre più pesantemente nei giorni che verranno.
La pietra che avrai scansato dal sentiero del cieco,
colpirà la vipera che attende sul sentiero tuo.
Il peso che hai legato ai piedi di un altro,
trascinerà i tuoi piedi nella desolazione.
Il riparo che avrai offerto al viandante,
ti proteggerà dalle violente tempeste della vita.
Il gioiello che hai rubato dal forziere di un altro,
brucerà e torturerà la mano in cui è stato nascosto.
Il pane che tu hai dato agli affamati,
varrà per te, il nutrimento di tanti altri pani.
La menzogna per mezzo di cui hai ottenuto il tuo scopo,
corroderà i tuoi organi vitali.
Le stringhe delle scarpe che hai allacciato agli storpi o agli zoppi,
legheranno come catene le mani dei tuoi nemici.
Perché la legge del giusto non può essere ostacolata a lungo.
Ciò che hai seminato raccoglierai,
sia gioia che dolore, sia odio che pace.
Perché tu puoi programmare l'ora della semina,
ma non l'ora del raccolto.
L'ora del raccolto sarà stabilita soltanto dalla mano di Dio.

31 ottobre 2009

Tu sei la mia vita...

Tu sei la mia vita, altro io non ho
Tu sei la mia strada, la mia verità
Nella tua parola io camminerò
Finché avrò respiro, fino a quando tu vorrai
Non avrò paura, sai, se tu sei con me
Io ti prego, resta con me.
Tu sei la mia forza, altro io non ho
Tu sei la mia pace, la mia libertà
Niente nella vita ci separerà
So che la tua mano forte non mi lascerà
So che da ogni male tu mi libererai
E nel tuo perdono vivrò.

15 ottobre 2009

L'amministrazione dell'INgiustizia

Ieri, subendo una grave ingiustizia in un procedimento penale in cui ero parte lesa, ho visto mandare assolto un losco e sfuggente figuro che ha provato in tutti i modi, compresa una querela spudoratamente calunniosa, a rovinarmi la vita. Tutto questo avallato da una gestione dell'INgiustizia ad opera di "magistrati" che di fatto utilizzano la "bilancia" in maniera estremamente "allegra".
E sapete in Italia quanto prende di stipendio un magistrato indipendentemente dall'allegria con cui usa la bilancia? Ecco qui, direttamente copiato dalla "Legge sull'Ordinamento Giudiziario" del 30 luglio 2007, n.111:

-Magistrato con funzioni direttive apicali giudicanti di -legittimità (Primo presidente della Corte di cassazione) 78.474,39
-Magistrato con funzioni direttive apicali requirenti di legittimità (Procuratore generale presso la Corte di cassazione) 75.746,26
-Magistrati con funzioni direttive superiori di legittimità (Presidente aggiunto e Procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione, Presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche) 73.018,13
-Magistrati ordinari alla settima valutazione di professionalità 66.470,60
-Magistrati ordinari dalla quinta valutazione di professionalità 56.713,83
-Magistrati ordinari dopo un anno dalla terza valutazione di professionalità 50.521,10
-Magistrati ordinari dalla prima valutazione di professionalità 44.328,37
-Magistrati ordinari 31.940,23
-Magistrati ordinari in tirocinio 22.766,71

Sono cifre lorde...
In ogni caso questa ingiustizia ha un suo aspetto utile in quanto con essa ho pareggiato alcuni conti aperti e in sospeso con la vita...